Dove nasce un sogno, che poi diventa un progetto.

Il mio limite è sempre stato questo.

Non avere limiti.

Per carità non nelle capacità, che anzi, sono limitatissime, al massimo nella media.

Ma nella evoluzione del pensiero.

Una cosa sognata, una idea strampalata, che mi balena per la testa, può diventare un progetto in cui credere in un tempo davvero breve.

Forse troppo breve.

C’è un detto, che usano gli anglosassoni, per identificare questo modo di vivere: “Live fast, think faster”

Forse con me certe campagne pubblicitarie in voga durante la mia adolescenza, hanno esagerato il potere del loro messaggio.

“Impossible is nothing” …bello, ma non sarebbe da prendere alla lettera!

E così dopo aver iniziato con l’enduro già in età avanzata, da piccolo mi hanno tenuto lontano da qualsiasi mezzo a motore perchè diciamo ero un pò troppo propenso al rischio, indirizzandomi verso gli sport d’acqua, che almeno in linea teorica è più “morbida” dell’asfalto o di un terreno fuoristradistico, e dopo poche esperienze nelle gare di navigazione, ho iniziato a sognare la Dakar.

Perchè?

Perchè credo che l’amore per l’avventura sia una espressione forte della nostra personalità.

Ed ognuno poi declina questa avventura in piccole o grandi imprese come può, come preferisce.

Alexander Supertramp, alias Christopher McCandless, ci ha dovuto rimettere la vita per esprimere se stesso.

L’Amico Simone Gesi ha attraversato l’oceano da solo su un guscio di noce a vela per farlo.

Io progetto di cimentarmi in quella che è ancora oggi l’avventura più intensa dell’era moderna: la Dakar.

9.000km in 15 giorni, attraverso buona parte dell’America Latina.

Se si considera che negli ultimi 2/3 anni in cui mi sono allenato più assiduamente ed ho partecipato a diverse competizioni, la mia media di km annui in enduro è circa 4.000/4.500km, Dakar vuol dire l’enduro di due anni… ..in due settimane!

E’ questa sproporzione che mi attira.

E ovvio poi che nei contenuti e cifre che possono identificare una Dakar non sia la unica, ma comunque è una delle più significative.

E’ come misurare te stesso trovando il fondo scala.

Sembra assurdo, ma per quanto arrogante e presuntuoso sia il pensiero di potercela fare, è solo con una grande umiltà che si può compiere una impresa come questa.

Ed allora perchè non crederci?

E spero che i lettori di questo diario mi aiutino a farlo.

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